Typography Art: parole come immagine, lettere come messaggio 4beards
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Typography Art: parole come immagine, lettere come messaggio
07/03/2018 Typography Art: parole come immagine, lettere come messaggio

Typography Art: parole come immagine, lettere come messaggio

07 marzo 2018

Cos’è la tipografia? E la typography art?

Si può definire come l’arte visuale di creare parole scritte che, fino all’avvento di internet, era limitata al mondo dell’editoria e della pubblicità.
Oggi, complice anche il potere di internet, è diventata una forma artistica a sé, declinata in urban art, body art e molto altro.

Perché la typography art piace così tanto? Perché consente di dare forza e potenza al messaggio che compone proprio attraverso i segni grafici di cui è costituita.
Ecco che la lettera diventa immagine, il significante diventa significato.

Neville Brody, designer della storica rivista The Face, spiega: “quando la tipografia entra a far parte dell’immagine, nessuna comunicazione è imparziale e oggettiva. Accettare la soggettività del design consente di essere molto più espressivi”.
La nobile arte della tipografia può quindi persuadere, diventare strumento di manipolazione, di attrazione e di informazione grazie al suo forte impatto emotivo. Pensando alla vita di tutti i giorni, spesso diventa l’elemento discriminante per cui scegliamo un determinato libro o una rivista, o anche oggetti d’uso quotidiano.

Data l’intrinseca natura comunicatrice della typography art, non sorprende che molti dei suoi cultori siano in bilico tra il mondo dell’arte e quello dell’advertising.
Stefan Sagmaister, ad esempio, ha realizzato per il luxury brand Aizone una serie di campagne che trasmettono la natura vibrante, positiva e dinamica del brand attraverso frasi ispiratrici dipinte sulle modelle dalla body painter Anastasia Durasova.

Il graphic designer e art director Luke Lucas si affida a linee e ai colori anni Settanta, così come il graphic designer Nicolas Girard.

C’è anche chi della parola scritta ha fatto uno strumento artistico: Christopher Wool, ad esempio, è famoso per le grandi tele bianche su cui campeggiano frasi o parole stampigliate in nero. Spoglie, crude, spesso spezzate o abbreviate, sembrano aggredire lo spettatore e metterlo davanti a concetti universali.

Sempre più spesso la tipografia entra a fare parte del paesaggio urbano, in un incontro tra street art, desiderio di sorprendere e intento di rendere consapevoli le persone della bellezza delle parole in sé.
Alcuni esempi: il marciapiede all’esterno della Berlinische Galerie, il lavoro dell’artista Anna Garforth, che utilizza elementi edibili o naturali come il muschio, o “BUS”, installazione che fa parte dell’iniziativa artistica “TRANSIT”.