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La sostenibilità digitale
20/06/2019 La sostenibilità digitale

La sostenibilità digitale

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Che cos’è la sostenibilità digitale?

Cerchiamo di affrontare un tema piuttosto spinoso, perché qualsiasi tipo di sostenibilità deve rispondere a determinati criteri e porsi come mezzo per uno sviluppo e quindi una crescita, quindi anche la sostenibilità digitale deve rispondere agli stessi parametri. Come agenzia di comunicazione e digital agency, non potevamo esimerci dal cercare di affrontare questo tema in maniera più approfondita possibile.

La Commissione delle Nazioni Unite sull’ambiente e lo sviluppo (Wced) con il rapporto Brundtland nel 1987 definisce lo sviluppo sostenibile come lo sviluppo che soddisfa i bisogni del presente senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare i propri.

Questo significa che la lettura della sostenibilità digitale può avere diverse declinazioni, pur dovendo mantenere uno specifico aspetto:
La sostenibilità è la caratteristica di un processo o di uno stato che può essere mantenuto a un certo livello indefinitamente.

In linea generale, quindi, la sostenibilità in una determinata area deriva idealmente dall’intersezione dei seguenti tre elementi:

  • Sostenibilità economica: definita come la capacità di generare reddito e lavorare per sostenere la popolazione.
  • Sostenibilità sociale: definita come la capacità di garantire un livello di benessere umano (salute, sicurezza, democrazia, istruzione, responsabilità civile, giustizia) equamente distribuito tra classi e generi.
  • Sostenibilità ambientale: definita come la capacità di mantenere la qualità e il reintegro delle risorse naturali.

Questi sono concetti semplici da capire e identificare nel mondo fisico. Ma cosa intendiamo esattamente quando parliamo di sostenibilità digitale?

Partiamo da due elementi principali:

Il primo elemento è la conservazione digitale, in altre parole la capacità di conservare le informazioni digitali per periodi di tempo più lunghi. Questo avviene attraverso una combinazione di processi che assicurano un accesso continuo alle versioni digitali delle informazioni e di tutti i tipi di documenti e patrimoni culturali scientifici. Ciò include la salvaguardia di materiali che sono stati registrati solo in formato digitale e non hanno controparti cartacee.

In questo senso, l’informazione digitale deve essere attivamente conservata fino al punto in cui è assicurata la sua esistenza continua. La conservazione a lungo termine delle informazioni digitali è facilitata includendo i metadati di conservazione. I dischi rigidi hanno una durata breve, e anche se si riesce a mantenere i bit e i byte, il rischio che l’hardware e il software attuali non siano in grado di elaborare i vecchi dati è molto reale. Archivi, musei e biblioteche sono acutamente consapevoli di questi problemi, ma non riescono a trovare soluzioni da soli in termini di sostenibilità digitale.

Per dare un esempio pratico, diciamo che ti è stato dato un Floppy Disk del 1994, saresti in grado di leggerne il contenuto? E anche se hai trovato un lettore Floppy, riesci a reperire il software con cui sono stati creati i file originali in modo che tu possa effettivamente aprirli e modificarli?

Il secondo elemento della sostenibilità digitale è la sostenibilità ambientale.

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria.

Ogni clic contribuisce all’inquinamento ambientale, già, anche un’azione apparentemente così innocua incide in maniera preponderante con un suo impatto. Ogni mossa eseguita online è un’azione che influenza il mondo esterno, in un modo o nell’altro.

Come? Attraverso l’energia elettrica.

L’energia elettrica è la causa principale dell’inquinamento nel settore e inficia la sostenibilità digitale: si stima che il consumo di energia delle TIC (tecnologie di informazione e comunicazione) corrisponda a emissioni di 830 milioni di tonnellate di CO2 all’anno, pari al 2% delle emissioni globali totali. Questa percentuale è destinata a raddoppiare entro l’anno prossimo (2020 – ci siamo quasi), lo stesso anno fissato dall’UE come limite per ridurre le emissioni del 20%.

E come incide in maniera diretta in termini di sostenibilità digitale?

Attraverso i data center. I data center (o server farm) sono luoghi di conservazione dei dati che hanno consentito a privati ​​e aziende di beneficiare di servizi che ora sono considerati quasi essenziali per la vita quotidiana (Internet, cloud, ecc.). È noto che per funzionare correttamente questa infrastruttura è necessaria un’enorme quantità di energia: dall’hardware stesso, ai sistemi di refrigerazione e sicurezza, tutto consuma energia.

La sostenibilità digitale è l’impegno a gestire in modo sostenibile il nostro impatto ambientale digitale e ottimizzare il nostro uso di energia e risorse naturali. Riconosciamo che è nostra responsabilità creare centri dati ecologici ed efficienti dal punto di vista energetico che migliorino le prestazioni ambientali.

Analisi

Greenpeace ha svolto un’analisi delle misure che le più grandi società di internet hanno finora messo in atto per ridurre l’impatto ambientale dei loro 300 data center – la trovi qui. L’organizzazione ha valutato le scelte di utilizzo di energia fatte da 19 multinazionali, alcune delle quali hanno lavorato per raggiungere l’obiettivo di utilizzare il 100% di energia rinnovabile per tutte le loro operazioni. Apple è stata posta in testa nei rating di Greenpeace, in quanto sono diventati la prima azienda a raggiungere l’obiettivo di fonti di energia rinnovabili al 100%. Anche questa è sostenibilità digitale.

Apple, non solo utilizza la più grande centrale elettrica privata a celle solari negli Stati Uniti per generare elettricità nei propri data center della Carolina del Nord, ma utilizza anche energia rinnovabile per tutta l’energia necessaria per servizi come iCloud e iTunes. Anche Facebook e Google sono stati valutati positivamente, Facebook a causa degli importanti investimenti effettuati in Iowa al fine di alimentare i propri data center con l’energia eolica e Google grazie al 34% di energia rinnovabile.

La sostenibilità è un aspetto chiave del digitale, deve esserci uno sforzo concertato per condividere conoscenze e dati sulla conservazione e sugli impatti ambientali che si verificano nell’ecosistema digitale. Dobbiamo attingere a nuovi modi di pensare digitali per guardare questi problemi in modo nuovo e diverso.

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Come agire per la sostenibilità digitale, partendo dal mondo reale.

Fortunatamente esistono strumenti digitali per la valutazione dell’impatto in termini di sostenibilità. Come ogni acquisto nel mondo reale corrisponde spesso ad un’azione politica (nel senso di una scelta consapevole), anche ogni azione online ha una ricaduta in tal senso. Ci sono strumenti che ci possono aiutare nella comprensione del nostro impatto online e nella valutazione di come compiere scelte consapevoli. Ad esempio, tra gli altri, grazie a rank a brand.

Rank a Brand è un sito indipendente e affidabile di confronto tra brand che valuta e classifica i marchi di consumo in diversi settori in materia di sostenibilità e responsabilità sociale, digitale e non, attraverso alcuni strumenti:

1. Creazione di un grande movimento internazionale e di uno strumento ben utilizzato da parte dei consumatori per valutare e confrontare le politiche e le prestazioni dei marchi in materia di sostenibilità e responsabilità sociale.

2. Creare pressione sui marchi attraverso consumatori, media e concorrenti per migliorare continuamente le loro politiche e le prestazioni in materia di sostenibilità e responsabilità sociale e per essere completamente trasparenti al riguardo.

3. Aumentare la consapevolezza dei consumatori circa la loro responsabilità e influenza sui marchi e incoraggiarli e facilitarli a selezionare marchi sostenibili ed equi.

In passato, diversi brand hanno indicato che le loro politiche e pratiche sono state influenzate da Rank a Brand. Ad esempio, nel 2012 H&M ha cambiato la sua politica per ridurre la sua impronta climatica relativa (emissioni di CO2 in relazione al suo fatturato) in un obiettivo per ridurre la sua impronta assoluta. Nel 2013 EkoPlaza ha migliorato i suoi rapporti sulla sostenibilità dopo aver scoperto che il loro punteggio su Rank a Brand era basso a causa della mancanza di trasparenza.

La classificazione della sostenibilità digitale dei brand secondo Rank A Brand.

1. Analisi delle tendenze e delle migliori pratiche

Le classifiche si basano sulle risposte a elenchi di domande molto specifiche e strettamente mirate: le tendenze del settore, le migliori pratiche, gli standard e le linee guida, nonché l’impatto ambientale e le condizioni di lavoro.

2. Classifica del brand

Brand analysis attraverso siti Web e altre fonti pubbliche per le risposte a domande attentamente mirate, con un aggiornamento della valutazione annuale.

3. Il risultato

Per ogni brand, viene creata una sorta di pagella online, che rivela anche un punteggio complessivo e un’etichetta, inseriti anche in una classifica per settore.

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Fonti sostenibilità digitale:

https://www.infrastructure-channel.com/

https://www.cybercom.com/

https://rankabrand.org/

https://www.greenpeace.org/

https://www.theguardian.com/global/blog/2015/nov/13/digital-revolution-environmental-sustainable/

https://www.targetinternet.com/digital-vs-traditional-media-the-environmental-impact/

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