Permanent Storydoing: dal dire al fare 4beards
600 900
Permanent Storydoing: dal dire al fare
22/03/2018 Permanent Storydoing: dal dire al fare

Permanent Storydoing: dal dire al fare

22 marzo 2018

Tutte le aziende possono inventare storie su loro stesse e usare l’advertising per convincere il pubblico che sono vere. O, almeno, questo poteva accadere fino a qualche anno fa.
La nuova direzione della comunicazione, infatti, è lo storydoing, che è ciò che succede quando le aziende smettono di parlare e passano all’azione.

Dallo storytelling allo storydoing

Come scrive Ty Montague, fondatore dell’innovation accelerator co:collective, “il vecchio modo di comunicare è rappresentato dallo storytelling. Ma nel mondo di oggi comunicare la tua storia sperando che i clienti stiano ad ascoltare non è abbastanza. Oggi, prodotti e servizi devono essere manifestazioni di una storia autentica, raccontata attraverso le azioni. Le aziende basate sullo storydoing sono più agili, flessibili, efficienti, in grado di adattarsi ai cambiamenti”.

In un’era super satura di comunicazione proveniente da ogni media, è necessario pensare meno in termini di narrativa e più in termini di azione: la domanda è passata da “cosa dice il nostro brand?” a “cosa fa il nostro brand?”.
Quindi, se lo storytelling racconta, lo storydoing crea, e crea esperienze degne di essere vissute e soprattutto condivise.
Per i brand diventerà sempre più importante creare engagement: il pubblico non è più il ricevente passivo di una storia, ma un agente attivo che partecipa a ciò che il brand sta facendo.
Nello storydoing, l’azienda e il suo prodotto passano in secondo (o anche terzo) piano: ciò che sale alla ribalta è l’esperienza vissuta direttamente dagli utenti.

Perché lo storydoing funziona meglio dello storytelling?

Spiegando il meccanismo con le parole di Ty Montague, al centro dello storydoing c’è una “metastoria”, ovvero una storia che emerge nella mente del pubblico mentre osserva e fa esperienza di ogni azione intrapresa dal brand.
La metastoria, quindi, è una storia raccontata non con le parole, ma con le azioni, ed è il motivo per cui lo storydoing ha successo: le persone stesse hanno una loro metastoria.
Detto in altre parole, non acquistiamo beni o servizi, ma strumenti per raccontare noi stessi attraverso i fatti. I vestiti che scegliamo e la macchina che guidiamo non sono solo oggetti, ma strumenti per comunicare la nostra metastoria a chi ci sta intorno.

Alcuni esempi di storydoing di successo

Redbull
Tutti ricordano quando, nel 2012, la leggenda dello skydiving Felix Baumgartner ha cercato di battere il record mondiale di caduta libera dallo spazio. Un’impresa che ha tenuto col fiato sospeso 40 milioni di persone, durante la quale lo sponsor Redbull e il suo prodotto non sono mai stati nominati.
Quella offerta al mondo è stata un’esperienza che non racconta una storia ma che, di per sé, è la storia. Ed è la promessa portata all’estremo di un’azienda il cui payoff è “ti mette le ali”.

Hiut Denim
Hiut Denim è nata con la promessa “la nostra città tornerà a produrre jeans”, mantenuta con l’assunzione di operai altamente specializzati che, prima di perdere il lavoro, realizzavano fino a 35.000 jeans a settimana.
Oltre a questo, Hiut fa della trasparenza un valore fondamentale, che emerge da mail, annuari, newsletter, blog e da tutta la comunicazione. Non si ha mai l’impressione che l’azienda voglia vendere qualcosa, ma che il focus è sempre sulle esperienze condivise e sui nuovi progetti.

JetBlue
La compagnia aerea lowcost JetBlue è nata come “ribellione” all’esperienza di volo anonima offerta dalle maggiori compagnie aeree americane.
Invece di limitarsi a dire “siamo diversi”, JetBlue ha espresso la sua unicità offrendo a tutti i passeggeri sedili in pelle, tv satellitare, snack illimitati e gratuiti.

Approfondimenti sull’argomento storydoing

Dallo storytelling allo storydoing.

L’evoluzione dello storytelling? Si chiama storydoing.

Storydoing e business, l’accoppiata perfetta.